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Tredici – Recensione della seconda stagione targata Netflix

Hannah non era l'unica
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La prima stagione di Tredici (titolo originale Thirteen Reasons Why) aveva decisamente lasciato parlare di sé, grazie al coraggio con cui era riuscita a trattare senza alcun pelo sulla lingua argomenti difficili quali bullismo, suicidio e violenza sessuale. Lo scorso maggio ha fatto capolino su Netflix la seconda stagione, che amplia l’universo dei personaggi che avevamo già imparato ad amare e disprezzare: ci avrà convinto?
Va da sé che la serie capostipite era tratta da un libro autoconclusivo, pertanto il rischio di andare a rovinare quanto di buono era stato fatto in origine era piuttosto alto, richiedendo un livello di attenzione da parte degli sceneggiatori non indifferente. Il pretesto che dà inizio a questi nuovi tredici episodi è la causa da parte della madre di Hannah alla scuola, accusata di non aver adeguatamente difeso la studentessa dagli atti di bullismo subiti, che l’hanno condotta verso il gesto estremo.

A testimoniare saranno proprio i ragazzi protagonisti delle cassette, che offriranno la loro versione dei fatti, andando a modificare alcuni degli eventi narrati nel corso della prima stagione, in modi a volte fin troppo campati per aria e che cozzano tra loro, creando nello spettatore confusione nei confronti della timeline. Il personaggio di Hannah, a causa di alcune circostanze che emergeranno, ne esce decisamente distrutto, facendo venir meno quell’empatia che era stato possibile provare nei primi episodi della scorsa stagione, e rovinando di conseguenza parte di quel lavoro che – al di là di alcune imperfezioni – era sicuramente apprezzabile. Quel che è peggio è che la giovane adolescente apparirà sotto forma di fantasma a Clay, che senza troppi problemi si rivolgerà a lei nei luoghi pubblici, ciò nonostante il viaggio in macchina al termine della prima stagione volesse lasciar intendere un desiderio di andare avanti, grazie anche alla relazione amorosa instauratasi con Skye.

Tredici

In generale si ha la sensazione che i personaggi non evolvano, se non in sporadiche eccezioni: prima fra tutte Jessica, vera protagonista di questi tredici episodi, grazie alla forza con cui è in grado di affrontare e superare lo stupro subito; al contempo riceve un maggior spazio Tyler, che trova il modo di ottenere una rivalsa grazie ad un gruppo di amici punk (che compaiono senza la benché minima introduzione), salvo poi ritrovarsi in una situazione ancora più cupa e angosciante. Anche Justin compie numerosi passi in avanti, e non è da escludere che nella terza stagione – già confermata – non apra le porte al tema della tossicodipendenza, ancora scarsamente analizzato. Un gran peccato che un personaggio come Courtney sparisca dalle scene proprio nel momento in cui ha la possibilità di fare passi avanti e di svilupparsi maggiormente. Le scene cruente, anche in questi episodi, non mancano, ed è chiaro che ciò che gli autori vogliono mettere in luce è che in qualche modo il bullismo dilaga, che ci sono più vittime e che sia importante parlarne senza chiudersi in sé stessi. Nel complesso, inoltre, recitazione e regia rimangono su livelli piuttosto alti, grazie alla presenza di attori brillanti capaci di mettere in luce le emozioni che il loro personaggio sta provando.

Per quanto riguarda il dialogo con la propria famiglia o i propri amici, tuttavia, la serie fallisce quasi del tutto, poiché se da un lato alla fine di ogni episodio incentiva ad aprirsi, da un altro vediamo degli adolescenti che continuano a tenersi tutto dentro, e che vogliono risolvere i propri problemi da soli. L’intenzione di portare su schermo gravi problemi sociali in modo non edulcorato rimane in buona sostanza ammirevole, ma al contempo è chiaro che non bisogna prendere esempio dalle azioni di questi ragazzi. Come già detto, una terza stagione è già stata confermata, ma noi non possiamo far altro che porci una domanda in seguito al cliffhanger finale: era davvero necessario andare oltre la prima stagione? In buona parte quel lavoro è già stato rovinato, e vedere Tredici trasformarsi in una serie che punti maggiormente al sensazionalismo non rende onore alla storia di Hannah Baker e Clay Jensen.

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Recensione
  • Tredici
    6Voto Finale

    La prima stagione di Tredici aveva concluso adeguatamente le vicende della Liberty High School, e un suo continuo rappresenta un chiaro intento di lucrare quanto più possibile su una storia che ormai aveva ben poco da dire. Ciononostante, alcuni personaggi riescono ad emergere e a dimostrare di avere ancora una storyline degna di nota.

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