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Tuo, Simon – Recensione del teen drama dell’anno

Una commedia irresistibile firmata 20th Century Fox

Simon (Nick Robinson) è un ragazzo talmente tipico da risultare noioso e talmente fortunato da risultare antipatico. Ha una famiglia amorevole, con un padre sensibile e una madre attenta, una sorella adorabile che è anche una pessima cuoca, una bella casa in periferia, pochi veri amici ed è mediamente popolare sia coi professori che con i compagni. Ha solo un segreto. Un segreto bello grosso, almeno per come la vede lui. Simon è gay e non riesce a trovare il coraggio di rivelare ad amici e parenti chi è realmente, un po’ per principio (“Perché solo i gay dovrebbero sentirsi in dovere di fare coming out?!”), ma soprattutto per paura di perdere tutto, di venire escluso e ferito. Di rimanere solo. La strategia del protagonista è semplice: mantenere un basso profilo e fare coming out solo dopo il diploma (forse) e abbracciare finalmente la sua sessualità al college. Quando però, comincia a intrattenere una relazione via e-mail con un ragazzo sconosciuto, nascosto dietro il nickname Blue, anche lui gay non dichiarato nella sua scuola, Simon sarà costretto a fare i conti con le proprie paure e insicurezze, complice un bullo che minaccia di rivelare a tutti il suo segreto, e cercherà di scoprire chi è veramente Blue.

Tuo, Simon non è sicuramente un film originale né privo dei tipici cliché da teen dramedy, ma non per questo è un film senza cuore o pregi. Questo adattamento cinematografico del romanzo best-seller Non so chi sei, ma io sono qui (Simon vs. the Homo Sapiens Agenda) di Becky Albertalli ci pone di fronte a una questione non irrilevante: le cose sono cambiate o sono rimaste esattamente quello che sono? Può un ragazzo gay dichiararsi senza timore o deve gestire la sua sessualità con cautela?

In questo senso, complice una sceneggiatura non particolarmente originale ma ben costruita, Tuo, Simon adotta con grande efficacia il punto di vista di chi, come Simon, soffre per un conflitto interiore di cui non riesce a trovare soluzione, mentre la paura di non essere accettato o di essere scoperto finisce gradualmente per rovinare rapporti con chi gli sta intorno. D’altronde, per tutta la durata del film, non si può non notare come il peggior nemico di Simon sia Simon stesso, incapace di rifiutare il ricatto da parte del bullo, di confidarsi con amici e parenti che hanno dimostrato in più di un’occasione di essere aperti e comprensivi o anche solo con il “gay della scuola”, che saprebbe esattamente che consigli dargli. Invece, la ricerca goffa e ossessiva di Blue, l’unica persona con cui sente di poter parlare apertamente, lo distoglie dalla realtà, dal capire a chi potersi appigliare e allontanando gradualmente chi gli offre una mano. Tutto questo è molto chiaro in Tuo, Simon, chiaro senza però essere banale, attento a non delineare il protagonista come caso limite, ma uguale a qualsiasi altro adolescente nella stessa situazione, senza essere, però stereotipico. Ne risulta un coinvolgimento onesto, una visone pulita e cristallina, un messaggio forte.

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Recensione
  • Tuo, Simon
    8Voto Finale

    Complice una sceneggiatura ben costruita, Tuo Simon adotta con grande efficacia il punto di vista di tutti coloro che, come Simon soffrono di un penoso conflitto interiore, senza però essere banale o stereotipico. Ne risulta un coinvolgimento onesto, una visione pulita e cristallina, un messaggio forte.

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