Venom: La Furia di Carnage - Recensione del sequel

Venom: La Furia di Carnage – Recensione del sequel

Venom: La Furia di Carnage è arrivato al cinema, e lo abbiamo visto in anteprima: ecco la nostra recensione del secondo capitolo della serie.

Sono passati anni da quando Peter Parker, aka Spider-Man, ha incontrato per la prima volta quel simbionte tanto pericoloso quanto potente durante Guerre Segrete, crossover fumettistico del 1984. Nel corso del tempo le origini del simbionte sono state riviste sotto molti media, partendo da serie animate che lo facevano provenire dallo spazio tramite il rientro di uno shuttle, fino a quella vista nel film, un buon punto di incontro tra le storie passate e presenti. Venom: La Furia di Carnage, lo definiremo per bene durante la recensione, inserisce un personaggio noto ai fan del simbionte, ovvero il nostro caro amico dal colore rosso, partner di Cletus Kasady, pluriomicida dai capelli rossi.

Finché la barca va…

Ciò che stupisce di Venom: La Furia di Carnage è la mancanza di sceneggiatura: Andy Serkis, alla regia di questa pellicola, ha costruito una scatola bellissima che contiene al suo interno personaggi interessanti (e ben interpretati), ma sconnessi e poco sensati all’interno di una storia che scorre per inerzia. Torna Tom Hardy come Eddie Brock/Venom e possiamo vedere anche Woody Harrelson nei panni di Cletus Kasady/Carnage, classico sistema protagonista contro antagonista che offre un’ottima interazione ma che in fondo poteva essere sviluppata meglio, e tornano personaggi come l’ex ragazza di Eddie e il suo nuovo fidanzato, che avranno sicuramente un ruolo minore rispetto a quello del primo film.

D’altra parte, i personaggi nuovi non sono così ben congeniati: Shriek, amante e amica di Cletus, risulta una macchietta all’interno del film e fungerà più da spunto per sviluppare determinate dinamiche che da vero co-antagonista, mentre il detective Mulligan sembra venir inserito a forza (forse per sviluppare il simbionte Toxin, che i fan di Venom conosceranno certamente). Insomma, il problema lampante di Venom: La Furia di Carnage è che punta tutto sull’intrattenimento, portando la trama ad un’importanza minore.

…lasciala scontrare

In fondo però tutto questo funziona proprio per la leggerezza che ha: battute, freddure, scontri e combattimenti ben congeniati riescono a tenere appesi gli spettatori per i suoi 97 minuti, decisamente pochi in confronto ai più recenti cinecomics, e il resto del film alla fine diverte quanto basta per risultare gradevole a chi aveva apprezzato il primo.

Ad aiutare ci pensa infine la CG, che risulta migliore rispetto al precedente film, complice la scelta di utilizzare scene più luminose che rendono i simbionti più chiari alla visione. D’altro canto però, questo propone alcune fasi di interazione tra CG e attori reali non troppo ben strutturate, che risulteranno sotto alcuni aspetti artefatte.

Naturalmente questo non inficia invece lo scontro tra simbionti, che sfruttando completamente la computer grafica riesce ad essere davvero ben congeniato. A concludere il tutto ci pensa il classico scontro finale, che per fortuna risolleva la pellicola riuscendo a posizionarla all’interno dei buoni film action.

Nulla da eccepire invece alle interpretazioni dei vari attori, che ormai vestono bene i panni dei loro personaggi e che, soprattutto con Tom Hardy, che in questo film si è cimentato anche nella scrittura della sceneggiatura, che ormai interpreta alla perfezione un Eddie Brock differente da quello che conosciamo dai fumetti, ma comunque interessante e sotto alcuni aspetti spassoso.

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Recensione
  • Venom: La Furia di Carnage
    6Voto Finale

    Venom: La Furia di Carnage è il compito da scuola fatto bene, senza estro o fantasia. Il film scorre nella sua ora e mezza senza alcun intoppo, se non fosse che manca quasi completamente di trama. L'inerzia muove il resto dei personaggi invece, che comunque su schermo risultano ben strutturati e divertenti, ma finisce lì. Forse qualche spunto extra, o magari un tono più maturo, avrebbe dato maggior spessore a personaggi con quasi 30 anni di storia editoriale.

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