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When the Past Was Around – Recensione di una piccola chicca artistica

In questa nostra recensione di When the past was around vi faremo scoprire come alcune volte basti poco per riuscire a far brillare un'opera.

Generalmente ciò che definisce un videogioco è l’immersione e il controllo di noi videogiocatori in esso, noi scegliamo come muoverci, noi scegliamo cosa fare, scegliamo come sfruttare le varie risorse o quanto tempo dedicare ad ogni azione. In When the Past Was Around questo non succede, tanto che potremmo quasi avvicinare questo titolo ad un film. Non perché non ci siano interazioni con il gioco, ma perché l’obiettivo finale dell’autore è trasmettere i sentimenti, le emozioni e la crescita della protagonista a noi. Noi giocatori non siamo che dei semplici spettatori degli sviluppi nella vita di Eda.

Grezzo e breve, incisivo e intenso

When the Past Was Around è un’avventura punta e clicca vecchio stile prodotta da Mojiken Studio. Disegni e linee molto semplici e poca fluidità di animazioni fanno inizialmente pensare quasi ad un gioco in flash, una bozza più che ad un lavoro fatto e finito. Dura all’incirca un’oretta e mezza, e non tende a volersi far rigiocare. Ha tutte le basi per poter essere definito un pessimo gioco, eppure non è così. Infatti ci si accorge subito dopo i primi minuti in-game che quello che si ha di fronte è qualcosa di non convenzionale. Come già detto nella prefazione, questo titolo non si gioca, va solo ammirato per poter capire e sentire tutto ciò che sta affrontando Eda, una giovane ragazza – protagonista del gioco – che ha appena subito un grande lutto e che deve fare i conti con tutto ciò che ne consegue. Nonostante questo, però, la storia non è qualcosa di sostanzialmente triste e anzi, trasmette una certa serenità e speranza generale che danno al titolo una tonalità abbastanza leggera, malgrado i temi profondi che tratta. Le nostre interazioni con il mondo circostante e gli enigmi che di volta in volta dovremo risolvere saranno solo di contorno, quasi come se noi fossimo delle comparse che aiutano Eda nella sua crescita personale; è lei la vera protagonista di tutto, non noi. Questo però non impedirà al giocatore d’immergersi completamente nel mondo della ragazza, di empatizzare con lei e provare delle forti emozioni al suo fianco.

When the past was around

Il lato tecnico è quantomeno particolare. Per quanto i disegni siano molto semplici e minimali, e le animazioni con pochi frame, e quindi all’apparenza meno fluide, l’atmosfera che si genera è adatta al gioco. Tutto l’aspetto visivo è ben amalgamato e rende pienamente le sensazioni che l’opera deve trasmettere riuscendo a rappresentare tutti i vari contesti, scenari e situazioni al meglio, vuoi anche per un comparto sonoro meraviglioso. A differenza della fotografia che è volendo molto soggettiva e la scelta di design potrebbe non piacere a tutti, le musiche sono stupende sotto ogni aspetto e libera interpretazione. Sono il collante di tutto e si uniscono ai disegni nel creare un ambiente capace di cattura dopo pochi istanti. Il violino è il protagonista in tutto ciò, passando da qualche semplice nota ad una complessa sinfonia, dall’inesperienza di Eda alla grande manualità del Gufo, ogni musica fa immergere ancora di più il videogiocatore nella storia, al punto che arriveremo la capolinea senza nemmeno rendercene conto.

La soggettività che può fregare

When the Past Was Around non è per tutti, è un’opera che non si adatta ma lascia che sia il giocatore ad adattarsi ad essa, e non è un dettaglio che tutti riusciranno ad apprezzare. Quando però si riesce a farlo l’immersione nel gioco diventa totale, catturando con tutte le immagini e le musiche che si trasformano di volta in volta in sensazioni ed emozioni che trasmettono tutto il senso del gioco, ossia la crescita, maturazione e riabilitazione di Eda dopo un brutto evento. Il tema affrontato è talmente profondo e importante che il titolo riesce a lasciare qualcosa a chiunque. A discapito delle proprie opinioni in merito o alle proprie esperienze, tutti una volta finito il gioco ne usciranno almeno un pochino arricchiti. La durata dell’avventura è abbastanza risicata – come detto si parla all’incirca di un’ora e mezzo -, ma ciò non è del tutto un punto a sfavore del titolo. Infatti questo permette di poter giocare e finire la storia in un singolo colpo, e non dovendo frammentare l’esperienza in più sessioni di gioco si riesce ad avere un’esperienza più completa e ad apprezzare veramente la totalità dell’opera. Questo porta ad un altro punto, When the Past Was Around non vuole farsi rigiocare, non è il suo obiettivo, non perché sia brutto o faccia storcere il naso nelle battute finali, bensì poiché riesce a dare tutto ciò che ha da esprimere con una singola run. Riesce a creare un turbinio di emozioni che ti riempie totalmente, una peculiarità particolarmente apprezzabile è capace di distinguere la produzione dalla massa di opere che ogni giorno giungono sul mercato. Purtroppo, però, parliamo pur sempre di un titolo che punta davvero molto sulla soggettività delle persone, quindi nonostante tutti i pregi abbiamo messo in evidenza vi è comunque il rischio di non riuscire ad apprezzare il tutto, soprattutto se non si riesce a mettersi nel giusto mood. Per chiunque fosse interessato, vi ricordiamo che il gioco è disponibile per PC su Steam, per Switch, PS4 e Xbox One

Recensione
  • When the Past Was Around
    8Voto Finale

    Una bellissima piccola chicca che riesce a catturare il giocatore nel suo mondo. Un po' di nicchia sicuramente e non adatta a tutti, ma che sa farsi apprezzare soprattutto per un lato tecnico che, per quanto possa sembrare semplicistico, riesce a brillare e risplendere. Molto soggettiva e ed emozionale, per quanto un po' breve e semplice.

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