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Wolfenstein II: I Diari dell’agente Morte Silenziosa – Recensione

Dopo un primo DLC terribilmente mediocre, MachineGames ritenta la fortuna con un secondo contenuto aggiuntivo ricco di potenziale
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Quando i ragazzi di MachineGames annunciarono il futuro arrivo di un season-pass comprendente ben tre nuove storie inedite per il loro apprezzatissimo Wolfenstein II: The New Colossus, non potemmo far altro che esultare genuinamente di gioia. Memori dell’ottimo The Old Blood, add-on sviluppato per il primo capitolo del brand, ci sentimmo sostanzialmente sicuri su quello che sarebbe stato il risultato finale, certi del fatto che alla fine dei conti la software house svedese avrebbe portato sui nostri schermi nuove avventure di gran livello. Eppure, come detto nella recensione dedicata al primo episodio delle Cronache della Libertà, qualcosa dev’essere andato terribilmente storto. Le avventure di Pistolero Joe si sono infatti rivelate essere un’aggiunta a dir poco mediocre rispetto all’avventura principale, di fatto capace di divertire solo per la struttura ludica ben rodata di Wolfenstein II su cui poggiava le sue basi. Con questo secondo contenuto aggiuntivo, il team doveva quindi assolutamente riscattarsi agli occhi di critica e pubblico offrendo un’esperienza ben più ricca e carismatica rispetto al suo predecessore. Rimembrando quanto fatto da MachineGames in passato, abbiamo comunque mantenuto alte le speranze e le aspettative nei confronti de I Diari dell’agente Morte Silenziosa, desiderosi di veder spazzato via con brutale forza tutto lo sconforto che Pistolero Joe ha saputo regalarci. Nonostante questo, però, sono bastanti pochi minuti in-game per capire che tutti i nostri sogni si sarebbero dovuti confrontare con una realtà dei fatti ben peggiore di quanto avremmo mai potuto immaginare.Wolfenstein II: I Diari dell’agente Morte Silenziosa

Frammentarietà narrativa

Il secondo episodio delle Cronache della Libertà si concentrerà questa volta sulle vicende di Jessica Valiant, letale assassina rivelatasi fondamentale nella lotta ai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, al punto tale da essersi addirittura guadagnata il nomignolo di Agente Morte Silenziosa. Nonostante gli ottimi risultati ottenuti in missione e la tanta feccia nazista mandata al creatore, la nostra eroina cade però rapidamente in disgrazia con la conclusione della guerra e la vittoria della Germania, ora dominatrice incontrastata dell’intero pianeta. Vistasi strappare dalle mani la vita del suo amato marito, tradito da un amico fidato desideroso di entrare nelle grazie del Reich, Jessica ha infatti deciso di chiudere la sua carriera e ritirarsi in una qualche spiaggia privata ad annegare i suoi dolori e rimpianti nell’alcol e nei vizi più sfrenati. È un giorno come tutti gli altri quello in cui la nostra ex-assassina riceve una misteriosa lettera anonima contenente i dossier di tre nazisti che hanno portato alla morte del coniuge; l’obiettivo è solo uno, ucciderli tutti. Non facendoselo ripetere due volte, Morte Silenziosa decide quindi d’impugnare la sua fidata pistola silenziata e imbarcarsi sul primo volo a disposizione, pronta per portare all’altro mondo la sua prima vittima.

Wolfenstein II: I Diari dell’agente Morte Silenziosa

Narrativamente parlando, è doveroso premetterlo fin da subito, I Diari dell’agente Morte Silenziosa si è rivelato essere un totale disastro. Le vicende narrate nel corso dei tre livelli affrontabili, per una risicatissima durata complessiva che non raggiunge neanche i sessanta minuti totali, portano infatti a un racconto frammentato e poco incisivo dove anche la stessa protagonista si è rivelata totalmente incapace di sfoggiare una personalità che potesse sorreggere degnamente quanto ci si presenterà su schermo. Le vicende proseguono così speditamente nel più totale anonimato, sotto gli occhi disinteressati del giocatore di turno che ben presto non ricorderà più nemmeno le motivazioni dietro alle nostre azioni. A chiudere questo già pessimo cerchio, ci pensa infine una conclusione dell’esperienza visivamente affrettata e totalmente anti-climatica, una chiusura dell’avventura indubbiamente insoddisfacente che in noi ha saputo addirittura provocare un certo senso di fastidio.

Hitman si veste di rosa

Ludicamente parlando, è facile capire dove I Diari dell’agente Morte Silenziosa voglia andare a parare. La nostra Jessica Valiant, in quanto esperta assassina, preferirà infatti adottare un approccio alle situazioni decisamente più attento e ragionato rispetto a quanto visto nel gioco principale. Armati di una letale pistola silenziata, sarà nostro compito infiltrarci nelle basi nemiche eliminando con discrezione le minacce che ci si pareranno innanzi, il tutto ovviamente cercando nel mentre di non far scattare alcun allarme che possa allertare le guardie circostanti e portarci a un repentino Game Over. Oltre a questo, rimarcando quanto fatto con il primo add-on presente nel season pass, la snella e allenata corporatura della protagonista ci permetterà di muoverci per stretti cunicoli che normalmente non sarebbero accessibili ad alcun essere umano, peculiare abilità ripresa direttamente dall’originale Wolfenstein II: The New Colossus. Se nelle sue fondamenta l’idea alla base dell’intero impianto ludico poteva rivelarsi indubbiamente interessante, pad alla mano dispiace dover constatare come la decisione di strutturare l’intero DLC nella forma di un’esperienza dai forti connotati stealth si sia invece rivelata a dir poco deleteria. Nonostante Wolfenstein II abbia infatti sempre offerto una totale libertà al giocatore, di fatto permettendogli di completare ogni livello facendo il Rambo di turno o sfruttando le tenebre per muoversi lontano da occhi indiscreti, è indubbio che la vera esperienza dell’epopea targata MachineGames poggi le proprie fondamenta su di un approccio volutamente caciarone e violento. Fin dai tempi del suo fratello maggiore, Wolfenstein ha sempre mostrato il fianco a numerose criticità nella sua componente stealth, mancanze e difficoltà che in questo DLC si sono presentate con forza preponderante. La relativa fragilità della protagonista, unita ad una quantità di munizioni piuttosto risicata, costringerà il giocatore di turno a tentare di cogliere l’avversario alle spalle per poi finirlo velocemente con una coltellata ben piazzata, un’idea classica nelle basi ma che si scontra suo malgrado con un’IA, che proprio davanti a un approccio più silenzioso, mette chiaramente in mostra tutte le sue difficoltà.Wolfenstein II: I Diari dell’agente Morte Silenziosa

Le unità nemiche si riveleranno infatti poco reattive ai nostri movimenti, mostrandosi così facilmente aggirabili ed eliminabili. Ben poco chiara ci è poi sembrata la gestione dei suoni che emetteremo, visto che in più di un’occasione abbiamo potuto correre indisturbati per mappe piene zeppe di nemici senza che anima viva si accorgesse di nulla; non per niente, in più di un’occasione ci è anche capitato di mettere rumorosamente fuori gioco un soldato tedesco che, pur trovandosi a pochi centimetri di distanza da altri suoi compagni, non ha comportato alcun allerta avversaria. Peggio ancora, in più di un occasione capiterà di doversi confrontare con una sostanziosa dose di fasi Trial & Error dove sarà necessario morire almeno un paio di volte prima di riuscire a comprendere la posizione degli avversari e i modi in cui vadano effettivamente affrontati, il tutto aggravato poi da un level design delle mappe che non di sicuro non brilla per creatività. Guardando il quadro generale della situazione, risulta chiaro che MachineGames abbia nuovamente puntato al risparmio, di fatto limitandosi a riproporre quanto già fatto con l’originale Wolfenstein II: The New Colossus senza però andare poi a limare tutte quelle palpabili criticità che, soprattutto tramite un approccio più silenzioso e ragionato, sapevano mostrarsi in tutta la loro terribile evidenza. La mancanza d’attenzione per i dettagli e la grossolana cura riposta nei confronti della produzione risulta poi ancor più evidente quando ci si accorge di come l’intera esperienza sia totalmente incapace d’offrire delle reali novità nell’economia di gioco, preferendo piuttosto cullarsi in un riciclaggio sfrenato nei confronti d’ambientazioni e situazioni al limite del ridicolo. Se I Diari dell’agente Morte Silenziosa doveva insomma puntare a risolvere le numerose mancanze messa a nudo con Pistolero Joe, nella più spietata concretezza dei fatti ha invece finito solo per inasprirle con ancor più tenacia, un terribile passo falso che non può che farci temere per il terzo e ultimo DLC disponibile in questo pacchetto.

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Recensione
  • Wolfenstein II: I Diari dell’agente Morte Silenziosa
    4Voto Finale

    È inutile girarci troppo attorno, I Diari dell’agente Morte Silenziosa si è purtroppo rivelato un disastro sotto ogni fronte. La debolezza di una narrativa fortemente frammentata unita a una risicatissima durata dell’esperienza, circoscritta intorno all’oretta di media, si è infatti dovuta scontrare con tutti i problemi già visti con Pistolero Joe e, in questo caso specifico, esasperati fino al punto di non ritorno. La decisione di affidare l’intera avventura alle già poco riuscite e rifinite meccaniche stealth di Wolfenstein II: The New Colossus ha infatti contribuito a portare sui nostri schermi una struttura ludica che, pad alla mano, risulta limitata in ogni suo aspetto. La totale mancanza d’inventiva e l’evidente lavoro di riciclaggio messo nuovamente in atto dal team, che senza pudore alcuno non si è neanche preoccupato di limare tutti quei dettagli che con questo DLC diventano elementi fondamentali dell’intera esperienza, chiudono un cerchio assolutamente insufficiente, un disastroso risultato che non può far altro che renderci scettici nei confronti del terzo e ultimo add-on atteso per il gioco.

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