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Wolfenstein II: Le Avventure di Pistolero Joe – Recensione

Il primo add-on sviluppato da MachineGames per Wolfenstein II è un'opera che fa buchi da tutte le parti
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Il 2017 è stato indubbiamente uno dei migliori anni di cui il pubblico videoludico abbia potuto godere nel corso di queste ultime due generazioni. Ogni genere ha avuto la sua perla d’inestimabile valore, ogni console ha potuto sfoggiare una proverbiale personale punta di diamante e, in questo mix di genuina eccitazione da parte di pubblico e critica specializzata, sono state molte le software house che hanno tentato di mostrare al mondo le proprie capacità. Bethesda in particolare è però riuscita a centrare perfettamente il bersaglio, lasciandosi alle spalle una lunga serie di grandi capolavori che verranno indubbiamente ricordati nel corso degli anni a venire, opere memorabili tra le quali non poteva certo mancare Wolfenstein II: The New Colossus. Violento, elettrizzante, coreografico, esagerato e dal gusto spiccatamente trash, The New Colossus si è rivelato essere il miglior sparatutto dell’anno recentemente conclusosi, un’indimenticabile epopea di sangue e proiettili che però non poteva certo chiudere i battenti una volta raggiunti i titoli di coda dell’avventura principale.

Le Avventure di Pistolero Joe

Tutti quanti sapevamo che i ragazzi di MachineGames avrebbero arricchito la loro opera con un season-pass all’apparenza ricco e decisamente interessante e, a voler essere onesti, ai tempi nessuno se n’è poté lamentare. Dopotutto, a seguito di quel mostro sacro che fu The Old Blood, DLC stand-alone originariamente sviluppato per Wolfenstein: The New Order, chi mai avrebbe potuto protestare? Avendo campo libero e pieno supporto da parte dei fan, lo studio di sviluppo si è quindi lanciato nella realizzazione di tre DLC ben diversificati, sia in termini ludici che sotto il profilo narrativo, una scelta tanto azzardata quanto carica di potenziale. Le novità che i ragazzi di MachineGames avrebbero potuto introdurre nelle loro nuove creature erano innumerevoli, ed è proprio in virtù di ciò che il totale fallimento de Le Avventure di Pistolero Joe ha lasciato nei nostri cuori una cicatrice ancor più bruciante di quanto ci si sarebbe mai potuti immaginare.

Debolezza scenica

Dopo un breve Episodio 0 pensato per introdurci ai tre personaggi che rappresentano i protagonisti delle “Cronache della Libertà”, avremo modo di addentrarci in quello che rappresenta il primo fra i tre DLC presenti nel season-pass di Wolfenstein II: The New Colossus. Ne Le Avventure di Pistolero Joe, impersoneremo i panni di un ex giocatore di football afroamericano, tale Joseph Stallion, un tempo stella del panorama sportivo e ora costretto a vivere una farsa a tutti gli effetti, obbligato a lasciarsi malmenare violentemente dalle ben poco leali squadre del Reich. Non passa però molto tempo prima che il nostro eroe, oramai stancatosi della sua situazione, decida di ribellarsi agli oppressori; un paio di pugni ben assestati in faccia a qualche nazista, una lunga corsa per tutto il campo da gioco, un violento calcio alla palla e anche gli americani riescono a segnare un punto. Ovviamente, l’azione non passa inosservata e ben presto veniamo prelevati e rinchiusi nelle carceri di Roderick Metze, dentista americano vendutosi al nemico.

Le Avventure di Pistolero Joe

Da qui avrà così inizio una lunga e faticosa fuga verso l’agognata libertà che ci vedrà impegnati in tre diverse missioni, per un totale di circa un’ora e mezza di contenuti. Narrativamente parlando, dispiace constatare come l’intera esperienza presenti ben poco spessore. Nonostante infatti la storia di Joe risulti piuttosto interessante e riuscita sotto diversi aspetti, in particolar modo grazie ad un intrigante incipit che ha saputo conquistarci fin da subito, l’estrema e ingiustificata brevità delle vicende raccontate rende impossibile affezionarsi al protagonista o approfondire degnamente le situazioni che ci ritroveremo a dover fronteggiare. L’esperienza, a tratti, si rivela anche capace d’offrire dei momenti registicamente ben girati, ma la brevità di tali situazioni è talmente asfissiante da non riuscire mai a colpire realmente il videogiocatore, il quale finirà con il farsi trasportare dagli eventi senza prestare troppa attenzione a quel che gli accadrà intorno. Con un proseguo delle vicende breve e alquanto sbrigativo, Pistolero Joe non riesce ad offrire spunti realmente interessanti, finendo piuttosto con il concludersi goffamente attraverso un finale raffazzonato e poco emozionante, un totale fallimento nei confronti del quale risulta impossibile chiudere un occhio.

Quando l’inventiva diventa un optional…

Ludicamente parlando, Pistolero Joe offre fin da subito il gunplay classico a cui Wolfenstein II: The New Colossus ci aveva abituati, una scelta che ha portato sia a benefici che a pericolosi rischi. I primi minuti in-game sono infatti galvanizzanti, frenetici e divertenti, si entra immediatamente nel mood dell’opera e ci si lascia trasportare nella pioggia di viscere e frattaglie che ci lasceremo alle spalle senza alcuna difficoltà, ma giunti verso metà dell’avventura ci renderemo conto di come questo primo contenuto aggiuntivo sia totalmente privo di una sua reale identità. Armi, nemici, gunplay, tutto è rimasto invariato, ogni più piccolo elemento del DLC è stato prepotentemente strappato dal titolo originale per poi essere trascinato in questa nuova avventura. Qualsivoglia tentativo di variare la formula ludica originaria è stato sopraffatto dal dolce abbraccio di un gameplay ben collaudato ma alla lunga insufficiente per un’opera che voleva proporsi come un’esperienza carica di freschezza. Tra le bocche da fuoco non si presenta nessuna reale novità, i nemici sono gli stessi che avrete già affrontato in altre mille occasioni e molte delle architetture e strutture che vi si pareranno innanzi sono state pigramente prese dal gioco base e inserite goffamente all’interno di questa nuova avventura senza la minima cura, con un’opprimente e disarmante senso di deja-vù che vi accompagnerà dall’introduzione fino ai titoli di coda.

Le Avventure di Pistolero Joe

Qualcuno potrebbe distrattamente cadere in errore e affermare che la forza quasi sovrumana del nostro alter-ego digitale, utile per sfondare muri e uccidere nemici a furia di spallate, rappresenti un elemento d’unicità in grado d’offrire varietà alla struttura ludica; in realtà, però, anche tale capacità è stata ripresa direttamente dall’opera originale. Se durante l’avventura di Wolfenstein II era infatti possibile scegliere fra tre differenti potenziamenti per Blazkowicz, ognuno dei quali pensato per dare all’utente la possibilità di specializzarsi in un dato approccio alle situazioni, con Cronache della Libertà si è preferito optare per una generale semplificazione di tale meccanica. Ognuno dei tre protagonisti che potremo controllare nelle tre storie presenti nel season-pass possiederà infatti di default uno dei tre upgrade sopracitati. Se l’idea di base potrebbe sembrare inizialmente interessante, in quanto potenzialmente capace di diversificare pesantemente i tre Episodi delle Cronache della Libertà, nei fatti ci siamo nuovamente ritrovati innanzi all’ennesimo elemento di gioco ripreso direttamente da The New Colossus e inserito in questa mini-avventura senza poi neanche riuscire a sfruttarlo decorosamente, un contentino di poco conto da utilizzare solo quando è il gioco stesso a costringerci. Giocando a Le Avventure di Pistolero Joe, si riesce insomma a sentire con palpabile chiarezza lo spaventoso processo di riciclo a cui il contenuto aggiuntivo è andato incontro, un aspetto che ha indubbiamente minato con forza dirompente l’intera offerta ludica, un vero peccato se si pensa alle infinite novità che si sarebbero potute introdurre ma che si è preferito lasciare in disparte, un amaro boccone che faremo davvero fatica a digerire.

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Recensione
  • Wolfenstein II: Le Avventure di Pistolero Joe
    5.5Voto Finale

    Le Avventure di Pistolero Joe, rappresentante l’Episodio 1 del trittico a cui MachineGames sta tutt’ora lavorando, si è purtroppo presentato a noi in una forma tutt’altro che smagliante. La palpabile svogliatezza del team di sviluppo ha infatti portato alla luce un’opera insoddisfacente sotto qualsiasi punto di vista. L’interessante incipit narrativo che darà il via alle vicende risulta indubbiamente intrigante, ma rimane avvolto in un velo di mediocrità e cliché incapaci di donare spessore alle vicende che finiranno con lo scorrerci davanti senza destare in noi il minimo interesse, il tutto per scontrarci infine con un end-game assolutamente insoddisfacente. Peggio ancora, l’aspetto più propriamente ludico dell’opera, totalmente privata di una sua reale identità, si trascina stancamente in avanti attingendo a piene mani da tutto quel che già avemmo modo di vedere con l’originale The New Colossus. Ricordando l’esplosione creativa vistasi con The Old Blood, risulta impossibile non denotare l’imbarazzante crollo qualitativo a cui la produzione è andata incontro. Il primo DLC di Wolfenstein II: The New Colossus è insomma puro e semplice riciclo di quanto già visto in passato, il minimo sforzo per il massimo guadagno.

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