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Yakuza: Like a Dragon – Recensione, si riparte (quasi) da zero

Yakuza: Like a Dragon riparte da zero, cambia combat system ma lascia invariata la sua anima. Basterà per essere successo? Ecco la recensione.

La serie di Yakuza è sempre stata difficile da comprendere: parliamo di un prodotto che esiste da più di 15 anni, che va avanti in Giappone come un costante successo e che effettivamente ormai anche in occidente inizia ad avere il suo pubblico. Ad eccezione di spin-off nel passato o in versioni alternative di un mondo popolato da zombie, le tematiche della serie sono sempre state più o meno le stesse: alla fine il protagonista era lo stoico Kazuma Kiryu, ragazzo che ne ha passate di cotte e di crude per la sua famiglia adottiva, per i suoi amici e per le persone a cui tiene. Raffigurati come mafiosi dal cuore d’oro in questi giochi, propone quindi delle storie intrise di lealtà, coraggio, rispetto e onore, tematiche che forse potremmo definire un po’ distanti dalla malavita ma che invece in Yakuza trovano un fantastico connubio, e così succede anche in Yakuza: Like a Dragon.

La serie Yakuza ha sempre avuto poi la capacità di oscillare tra il serio e il faceto, dondolare come un’altalena tra scene crude e che fanno riflettere sui valori della vita, e fasi in cui magari è il momento di cantare in un karaoke come se fosse un concerto allo stadio. Yakuza 7, o meglio Yakuza: Like a Dragon arriva finalmente in occidente (l’unica console che dovrà attendere è PlayStation 5, a marzo), e lo fa ripartendo da zero. Il gioco è infatti una sorta di soft reboot (quindi non cancella il passato della serie), un prodotto che abbandona il personaggio storico (il suo arco narrativo si è chiuso con Yakuza 6) e ne propone un altro, diverso e allo stesso tempo simile.

yakuza like a dragon 7Kon’nichiwa, Kasuga Ichibandesu

Il protagonista di questo Yakuza: Like a Dragon stavolta è Kasuga Ichiban, come sempre un membro della Yakuza che si troverà a vivere un incipit molto simile a quello di Kiryu. Finito in prigione per un crimine non commesso, il nostro protagonista si troverà dopo 18 anni in una Kamurocho che è andata avanti, evoluta e diversa da quella che ricordava. Stavolta il gioco però, al posto di incentrare gli avvenimenti nella città ispirata a Kabukicho, si sposta principalmente nel distretto di Yokohama, in Isezaki Ijincho (che nella realtà rappresenta invece Isezakicho), ma permetterà a Kasuga comunque di visitare la storica città della serie e persino il distretto Sotenbori di Osaka (che nella realtà è invece il distretto Dotonbori). Se quindi la partenza sembra molto simile, in realtà qui abbiamo un distacco netto del carattere del personaggio dai precedenti stilemi: se Kiryu era serio, stoico e distinto, Kasuga è quello che definiremmo “estroverso”, un personaggio più emotivo e rumoroso.

La cosa che più è parsa interessante riguarda proprio questa differenza: abituati alla freddezza del vecchio protagonista, il carattere del nuovo personaggio dà più colore alla serie: questa potrebbe sembrare un’ulteriore esagerazione, ma in realtà si sposa bene con la natura bivalente del gioco. Come tutti i Yakuza, infatti, il titolo non si limiterà a parlare solo di cose serie e importanti, né tantomeno scherzose e frivole, ma alternerà le due cose strappando risate e qualche lacrima di tristezza. Per il resto il gioco si proporrà come un insieme di missioni principali e secondarie, con molti minigiochi e una forte componente RPG. Parlando proprio di quest’ultima cosa, a differenza di Kiryu, che una volta uscito di prigione decide di risolvere i problemi nella sua famiglia Yakuza, Ichiban invece cambia rotta completamente e avvia una sua carriera da eroe: cresciuto infatti a pane e Dragon Quest, ha basato tutta la sua vita su quei principi e per questo il titolo adatta anche il sistema di gioco, abbandonando il beat ’em up in favore di un combattimento a turni. Tornando ai minigiochi, il titolo propone una varietà di interessanti sfide per la città, dal già rinomato karaoke a delle novità che vi lasciamo scoprire.

yakuza like a dragon 7Tocca a te

Parlando del combat system, è l’unica falla di un sistema che già funzionava bene: l’idea di adattare il gameplay al carattere del personaggio e alle sue passioni funziona, ma porta con se due gravi problemi, dove il primo, di minore di importanza, è la compatibilità col gioco: il cambiamento è sempre ben accetto, ma smontare un sistema che funzionava da ormai molti capitoli in favore di un gameplay diverso, magari meno accettato dall’occidente e comunque poco funzionale in un titolo simile potrebbe rappresentare una barriera difficile da superare. Se infatti prima potevamo vantarci di concatenare combo, attacchi speciali e stili diversi, ora potremo soltanto fare attacchi, difese, usare oggetti e usare qualche attacco speciale (qui entra in gioco il sistema dei Lavori, di cui parleremo più avanti).

Il secondo problema, quello più grave, riguarda però il voler essere un sistema di combattimento a turni “live”, dove tutta la città, personaggi compresi, continuano a muoversi. Questo porta ad una fantastica resa a schermo dove sembra davvero di fare a botte in mezzo ad una strada, ma dall’altra parte propone problematiche insuperabili: parliamo di attacchi andati a vuoto non per errore del giocatore, ma perché semplicemente un cespuglio ostacola con uno spigolo il movimento, o un personaggio decide improvvisamente di spostarsi. Nonostante tutto, è divertente articolare gli attacchi nel party, e la resa su schermo rimane fantastica… solo che non è tutto oro quello che luccica.

L’altra faccia della medaglia di questo sistema RPG è invece la personalizzazione. Il personaggio di Ichiban infatti non solo avrà dei valori di statistica utili per i combattimenti, ma avrà anche qualche valore necessario per determinati dialoghi: sarà importantissimo infatti parlare con i propri compagni (con loro dovrete addirittura fare delle attività per stringere un legame più forte) e con le persone, così da sbloccare punti che andranno in statistiche come saggezza o passione. Il risultato sarà dato solo da ciò che risponderete, e c’è da dire che questi dialoghi si discostano da quelli semplicistici visti con gli NPC, o quelli seri visti durante le missioni principali, proponendo una terza differenziazione che compare per la prima volta in questo Yakuza: Like a Dragon.

yakuza like a dragon 7La vera novità interessante invece riguarda i Lavori: Ichiban potrà fare affidamento su altri personaggi nel corso della storia (che potrete arruolare avanzando nel gioco e che potrete utilizzare come compagni nel party o come assist), compagni che lo aiuteranno a sopravvivere in Yokohama e diventare l’eroe che vuole essere. Eppure il nostro protagonista non si troverà a fare una crociata contro il traditore di turno dentro la famiglia, ma dovrà vivere di sue forze per diventare un eroe: per questo Ichiban dovrà trovare un lavoro, così da fare soldi e averne per vivere. Questi Lavori, che potrete scegliere in una sorta di collocamento, daranno delle abilità al nostro protagonista, utilizzabili in combattimento, creando un sistema molto vicino a quello visto nei primi Final Fantasy, e ricalcando ancora di più l’idea di vita alla Dragon Quest che il personaggio ha. La libertà di scelta renderà divertente alternare questi lavori tra i vari personaggi (cosa che potrete fare anche durante il combattimento), e senza rovinarvi la sorpresa, essendo più o meno nella stessa zona del Giappone, alcuni personaggi storici della serie saranno utilizzabili.

Abbiamo spesso parlato nelle varie recensioni di Yakuza di come Kamurocho fosse una città viva, fantastica da esplorare e densa di contenuti: abbiamo chiacchierato delle splendide viste su viali luminosi, una pulizia e una forma distinta, molto vicina al top della Yakuza e allo stile di vita di Kiryu. Il distretto che visiteremo in Yakuza: Like a Dragon è molto diverso (oltre che grande tre volte la vecchia Kamurocho): sembra vicino ad una sorta di bassofondo, un posto ben più malfamato e meno “luminoso” della vecchia città. Sebbene questo possa sembrare poco, in realtà cambia di molto il tema del gioco: i personaggi che incontreremo non saranno infatti persone di successo, o comunque ben definite, ma punteranno ad essere più che altro personaggi in cerca di qualcosa, magari di soluzioni ai loro problemi o di qualcuno da seguire per risalire la china.

Il comparto tecnico rimane sempre di altissima qualità, con dettagli ben curati e uno stile grafico che riesce a mettere in evidenza ogni singola espressione dei personaggi. Dal punto di vista sonoro invece, interessante la scelta di mettere dei sottotitoli inglesi a duplice valenza: se infatti giocherete Yakuza: Like a Dragon con dialoghi in giapponese, i sottotitoli punteranno ad essere un’interpretazione letterale dei discorsi, mentre se lo giocherete in inglese, i sottotitoli manterranno l’intento del dialogo originale adattando però il discorso in modo più comprensibile. A prescindere, saranno disponibili anche i sottotitoli in italiano.

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Recensione
  • Yakuza: Like a Dragon
    8.5Voto Finale

    Il nuovo capitolo della serie, Yakuza: Like a Dragon, riparte con un nuovo personaggio e propone una delle più belle storie di sempre della serie. L'approfondimento delle dinamiche RPG funzionano a meraviglia, e il cambio di personaggio verso qualcuno di più emotivo e rumoroso riesce a sposarsi benissimo con il carattere della serie. L'unica problematica che salta fuori su questo titolo riguarda il combat system, forse troppo distante dalla serie e allo stesso tempo con dei problemi da risolvere: se infatti dopo un po' diventa divertente intervallare lavori diversi, alternare i vari personaggi e creare il proprio party, i bug fisiologici dovuti al fatto che la città e i personaggi continuano a muoversi durante i turni portano a errori che possono cambiare l'esito dello scontro. Siamo comunque davanti ad un fantastico capitolo della serie, che non solo riesce a rimanere fedele alle sue origini e al suo cuore, ma apre le porte (ad una serie con molti capitoli all'attivo) ad ogni nuovo giocatore che vuole sperimentare questo titolo.

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