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YouTube ha deciso di non bannare Logan Paul

Lo Youtuber è stato graziato dalla società
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Logan Paul è lo YouTuber che è finito al centro della pubblica gogna qualche settimana fa, quando decise di pubblicare sul proprio canale un video in cui lui riprendeva il corpo di un suicida. Come ben capirete l’idea dello YouTuber non è stata di certo geniale, ed ha attirato a sé le polemiche e gli insulti di tutto il mondo social.logan paulLogan decise inizialmente di auto-sospendersi, per poi ritornare con un video nel quale sensibilizzava le persone sul tema del suicidio (da che pulpito). Subito dopo questo video il noto YouTuber è tornato a fare i suoi soliti video, nei quali maltrattava anche animali. Grazie al suo mood è tornato subito al centro di alcune polemiche, attirando anche l’attenzione di YouTube stessa che ha deciso ufficialmente di sospendere le campagne pubblicitarie presenti sul suo canale, visto e considerato che molte aziende si rifiutavano di comparire nei preroll prima dei suoi video per evitare di essere associate poi ai suoi contenuti.

Dopo questo intervento duro di YouTube ci si è subiti chiesti ma perché la società non lo ha bannato direttamente dalla piattaforma? A rispondere alla domanda è stata Susan Wojcicki, CEO della compagnia:

“ci capita spesso di dover rimuovere degli account”

Il CEO ha spiegato che vige un sistema di tre “strike”, che devono essere compiuti con delle violazioni, prima che si adottino misure definitive:

“Logan Paul non ha fatto nulla che possa far scattare quei tre strike”

Dunque apprendiamo dalla brillante risposta del CEO di YouTube che pubblicare un video nel quale si mostra un cadavere di una persona, oltraggiando la privacy del defunto e dei parenti non è considerato uno “strike”. Si è difesa poi Susan Wojcicki dicendo:

“Non possiamo semplicemente buttar fuori la gente dalla nostra piattaforma, devono aver violato una policy, affinché accada. Dobbiamo avere delle regole che siano consistenti, come se fosse un codice di leggi. Quello che per voi è di pessimo gusto non lo è necessariamente per qualcun altro. Per questo dobbiamo avere regolamentazioni consistenti, in maniera tale che, basandoci sulla nostra normativa, sia possibile applicare un determinato regolamento a milioni di video e di autori. Da un lato c’è la censura, dall’altro c’è l’eccessiva libertà di parola. Il punto in cui si traccia la linea è complicato e molto sfumato”.

Il discorso fatto dal CEO è sicuramente molto aziendalista, ma forse è ora che anche le persone normale inizino a capire che certi comportamenti sono da evitare prima che accadano e che siano considerati riprovevoli anche dalle società anche se poi ci rimettono qualche dollaro in più.

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