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Anthem: lo sfogo di chi voleva solo divertirsi

Critica e gioco spesso non fanno rima: si scrive Anthem, si legge “è un prodotto Electronic Arts, vade retro diavolo!” o almeno è...

Critica e gioco spesso non fanno rima: si scrive Anthem, si legge “è un prodotto Electronic Arts, vade retro diavolo!” o almeno è quello che ho visto accadere sui social di mezzo mondo. Ora, che a qualcuno il prodotto di BioWare possa non essere piaciuto io ci credo, però ammettiamolo, le recensioni da “zero” che trovate su Metacritic fanno davvero salire il sangue al cervello. Zero non lo prenderei nemmeno io se mi mettessi a creare un videogioco senza saperlo fare: posso prendere un due, un tre, ma zero?

Non voglio convincere nessuno del mio parere, ognuno faccia le sue valutazioni, potreste anche trovare opinioni in questo pezzo decisamente sbagliate, ma ci tengo a scrivere tutto ciò fuori dai denti, criticando non solo dei pensieri qualunquisti sparsi sui social, ma anche delle critiche che, nonostante avranno le loro basi, talvolta dovrebbero essere contestualizzate. Tutto questo per esortarvi a prendere le mie parole, non farne ne pietra della discordia ne oro colato, ma inserirle nella tasca degli spunti utili per sviluppare il vostro ragionamento – meccanica necessaria per poter criticare qualcosa – utilizzando così il cervello al posto dell’adrenalina da tastiera.


Anthem

La formula di Anthem

È doveroso (a quanto pare) che si spieghi cos’è Anthem: il titolo è un TPS con meccaniche RPG che richiede una connessione costante, in quanto ragionato per giocare in modalità cooperativa con un team da due a quattro giocatori. Il protagonista dovrà affrontare diverse missioni nei panni di una delle quattro classi definite dalle armature a cui avrà accesso, dette Strali, che gli permetteranno di giungere alla fine di una storia predeterminata. Indipendentemente dalla trama principale, il giocatore potrà esplorare un mondo aperto, scoprire diversi misteri, affrontare dungeon periodici, partecipare a degli eventi limitati e via dicendo. Questa è la formula base alla quale Anthem aggiunge la sua “salsa segreta”: un sistema di controllo del tutto nuovo, un volo che permette una mobilità quasi mai vista in un videogioco e una struttura verticale delle mappe capace di dare ulteriore profondità al gameplay.

Anthem Conviction

Cosa state comprando?

Bene, alla luce di quanto sopra, dovreste avere un quadro chiaro della situazione: avete davanti un titolo che di base offre una quantità di cose “standard” e altre meno. Cosa troviamo di standard che potremmo trovare ovunque?

  • Un comparto storia nella media
  • Diversi personaggi
  • Un nutrito comparto armi
  • Diverse missioni (alcune divise anche in giornaliere, settimanali e mensili)
  • Tre macro dungeon da affrontare (le Roccaforti)

A tutto questo c’è da aggiungere un peso non da poco, ovvero la volontà dell’azienda di espandere il prodotto tramite contenuti che verranno aggiunti nei prossimi mesi, non come riempitivi dovuti al poco successo del gioco, ma come veri e propri materiali programmati ben prima dell’uscita del gioco e fin da subito facenti parte dell’offerta iniziale (semplicemente, non usufruibili fin da subito). Insomma, quello che i giocatori di Anthem stanno assaggiando è soltanto un antipasto, mentre la portata principale arriverà nei prossimi tre mesi (vedi i contenuti in arrivo a marzo/aprile/maggio).

Va bene, vogliamo valutare quanto c’è fino ad ora? Ebbene come è possibile avere una media di 6 su Metacritic quando titoli come No Man Sky o Fallout 76 – giochi che al dayone effettivamente avevano pochi contenuti, se non addirittura tendenti allo zero – invece hanno ricevuto un trattamento migliore? Non pensate che sia giustificato avere un pizzico di stupore nel vedere una critica così pesante quando all’effettivo ci troviamo un gioco sicuramente ricco di problemi, ma anche con delle soluzioni di game design funzionali e divertenti? Trovarsi davanti il figlio di Mass Effect e Destiny non dovrebbe portare alla gioia i fan di entrambe le serie? E non tirate di nuovo fuori Andromeda, per cortesia, che errare è umano.

Ho sentito molti lamentarsi del comparto storia: ebbene non è la migliore storia mai vista, ci mancherebbe, ma avete davvero esplorato tutto Fort Tarsis? Avete letto tutti i libricini, parlato con tutti gli NPC? Avete scoperto chi si cela dietro allo Scrutatore, o cosa è successo nel passato di Bastion? Dati oggettivi vanno messi sul tavolo per discutere di questa parte: se Dark Souls può raccontare una trama solo con i collezionabili o Destiny può utilizzare una trama per nulla originale, ma funzionale per il suo ideale di gioco, perché Anthem non può fare lo stesso? Purtroppo è sempre più appurato che troppa critica e attenzione per i dettagli (microscopici) porta a una sempre più flebile sospensione dell’incredulità.

Vogliamo parlare di gameplay, o per meglio dire in questo caso gunplay: l’esperienza proposta è più che valida, sia per varietà di armi, sia per il feedback che queste rilasciano; ogni arma si distingue per colpi sparati, rinculo, danni e dettagli, qualcosa che lascia una libertà d’azione pressoché totale. Se invece volete soffermarvi sul realismo, ricordo sempre che, nonostante esista una sorta di realismo fantasy in alcune opere, paragonare un AK47 con un fucile da tiratore scelto con caricatore da 56 colpi e abilità passive (le armi reali hanno abilità passive?) è come lamentarsi che in Star Wars si sentono i suoni dei laser.

Anthem

Il gioco di domani, oggi

Che vi piaccia o meno, la formula del domani è questa: multigiocatore, online e con elementi RPG, e lo state vivendo già oggi con Anthem, Fallout 76, The Division 2, Monster Hunter World, Remnant (titolo in uscita entro l’anno). Certamente i single player continueranno ad esistere, e certamente continueranno ad uscire i vari giochi più frendly user come FIFA, Dirt e via dicendo, ma una componente multiplayer di questo calibro – che 10 anni fa era relegata ad una manciata di titoli – ora diventa sempre più preponderante e immersiva, creando soprattutto community e socialità, quella cosa che gran parte della stampa generalista definisce assente nei videogiochi, “il male del nuovo millennio”.

Anthem

I Peccati del Padre…hanno rotto le scatole!

Avete ucciso Mass Effect Andromeda per le espressioni facciali e le animazioni (che poi sono state corrette quasi subito dopo il lancio), avete deciso che Star Wars Battlefront II doveva morire perché un titolo che proponeva un comparto single player di grande spessore, unito ad un multigiocatore slegato dalla trama principale, non andava bene per il suo sistema di sblocco dei contenuti (corretto anch’esso repentinamente). State affossando Anthem: a questo punto devo supporre che ci sia altro dietro, che esistano due opzioni che sono:

  1. Davvero una tra le compagnie più grandi del mondo non ci sta capendo nulla e sbaglia ogni tiro a canestro;
  2. Esiste un odio viscerale per EA al punto che non le si scusa nulla e non le si da nemmeno il modo ed il tempo per portare a compimento un opera, qualsiasi essa sia.

State davvero valutando un titolo per quello che offre o state sparando giudizi per unirvi al coro popolare? Davvero le colpe di titoli come Mass Effect Andromeda devono pesare come peccati di un padre sul figlio, al punto da creare una frangia anti-Anthem (perdonate il gioco di parole)? I problemi ci sono, come già ripetuto: caricamenti lunghi, problemi di connessione, bug che inficiano più o meno. Ma non penso – anzi, ne sono certo – che questi possano essere delle vere mine capaci di rendere un titolo ingiocabile.

Anthem

Recensire e comprendere

Avrete letto su queste pagine la mia bozza di recensione per Anthem: la scelta di definirla bozza è appunto data dal non voler giudicare un’opera non compiuta, che è stata annunciata come tale e che va terminata e giudicata almeno dopo il primo mese di contenuti programmati. Ho un ricordo vivo di un titolo che “forse” conoscerete: Tom Clancy’s: Rainbow Six Siege, ad oggi è uno dei titoli del panorama competitivo mondiale più giocato, con milioni di giocatori attivi. Un gioco ottimo, ben lavorato; ma ricordate per caso cosa accadde al lancio? Il titolo non raggiunse la sufficienza nemmeno per idea, eppure Ubisoft ha fatto “mea culpa”, ha ammesso di aver sbagliato e ha ascoltato una voce netta di giocatori che ci tenevano ad avere un buon prodotto. Risultato: oggi, con l’aiuto di tutti, il gioco è tra i migliori al mondo. Ma allora, invece di urlare su web che Anthem è uno schifo, non sarebbe meglio suggerire una chiara visione di cambiamento? Io do fiducia ad EA perché ancora una volta sta affrontando una crociata con un prodotto nuovo (sicuramente ispirato da altri, ma in buona parte originale), ha avuto ancora una volta il coraggio di innovare, e per me queste sono caratteristiche che vanno premiate. Se dovessi esprimere un voto attuale su Anthem, direi che siamo ad ora sopra l’otto, ma anche questo è un voto parziale perché il contenuto in uscita potrebbe affossare il gioco del tutto, oppure farlo risplendere nel firmamento dei looter shooter. Se c’è una sola cosa che vorrei chiedervi, è quella di affrontare le cose con la giusta prospettiva e la giusta visione: non è detto che quella sia la mia, ma se c’è una cosa di cui sono sicuro, è che nemmeno la visione che definisce Anthem come un prodotto scadente lo sia.

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