Elden Ring è il The Legend of Zelda dei Soulslike

Elden Ring è il The Legend of Zelda dei Soulslike

Elden Ring ci ha ricordato, sotto molti aspetti, Breath of the Wild. Scopriamo insieme i punti in comune di questi due immensi open world.

Quando all’incirca a metà dell’ultimo gameplay trailer di Elden Ring il protagonista della nuova epopea partorita dalla mente di Hidetaka Miyazaki si è avvicinato lentamente ad uno sbalorditivo picco che apre ad una meravigliosa vista su di una ampia vallata immersa tra le nebbie, ho provato due cose. La prima è stata una sensazione di felicità, di chi realizza che FromSoftware ha deciso di prendere il coraggio a due mani condensando in un unico titolo la summa di tutte le sue esperienze passate, e che quindi avrei avuto tante, ma tante cose da fare nel suo nuovo Dark Souls 4 open world. La seconda è stata un sensazione di nostalgia. O meglio, per un attimo mi sono sentito come Link. Sono infatti molte le cose che questo Elden Ring sembrerebbe avere in comune con la serie di Zelda, e non solamente con Breath of the Wild, ma anche con lo stesso percorso evolutivo della celebre saga Nintendo. Vediamo insieme quali.

Se puoi vederlo, puoi raggiungerlo

Può una sola schermata mettere a nudo le meccaniche di gameplay di un titolo? Non tutte, ovviamente, ma una buona parte si. Quando all’inizio di Breath of the Wild Zelda risveglia Link dal suo sonno centenario, la prima cosa che gli sviluppatori fanno provare al giocatore è la grandezza del proprio open world: una mappa gigantesca, all’interno della quale qualsiasi punto che riesca ad essere scorto alla vista può essere raggiunto. Ora, il level design costruito ad arte dai ragazzi di FromSoftware ha, in misura ridotta, quasi sempre permesso all’utente di “anticipare” la sua prossima tappa. Se riesco ad intravedere una cattedrale in lontananza, infatti, è molto probabile che prima o poi io possa raggiungerla. Ebbene, quello che ci ha mostrato Elden Ring è stato proprio questo, ma stavolta molto più in grande.

Proprio come Link, avremo la possibilità di raggiungere ogni castello, ogni costruzione diroccata e ogni punto di interesse che potremo scorgere nel vasto Interregno. Sfruttando una cavalcatura molto più agile di quella di Breath of the Wild, anche grazie all’ausilio degli utili segnali luminosi, potremo decidere di esplorare come meglio crediamo il mondo di gioco, a patto, probabilmente, di aver trovato l’abilità o l’oggetto necessario.

Elden Ring

Sia From che Nintendo, tuttavia, sono arrivate alla realizzazione di un open world così complesso solo al culmine del proprio percorso. Al di là dei primi tentativi della saga di The Legend of Zelda di costruire mondi vasti ed aperti (si pensi allo spaesamento provato al primo ingresso nell’Hyrule Field di Ocarina of Time), è solo con Breath of The Wild che siamo giunti ad un mondo vasto, vivo e realmente pulsante, dove poterci muovere seguendo l’istinto, liberi di scegliere in che ordine procedere tra storia principale e side quest.

Seguendo spiritualmente il percorso di Link, siamo passati dall’essere un chosen undead all’interno di un action adventure chiuso ma altamente stratificato, all’essere un Senzaluce in un action adventure openworld. Il mondo di Elden Ring, quindi, si ispirerà giocoforza ad una struttura che dovrà sapientemente dosare i dungeon sulla mappa, pur – e ne siamo certi – mantenendo un level design connesso e ramificato tipico dei titoli From.

L’interregno di Hyrule

Il fantastico richiamo al viandante sul mare di nebbia non esaurisce, fortunatamente, il paragone con la killer application di Nintendo Switch. Mentre avanzava al galoppo per l’Interregno, infatti, il nostro Senzaluce ha più volte superato NPC, carovane trainate da mostruosi giganti, mentre ha scelto di attaccare un accampamento nemico sfruttando alcune risorse raccolte in precedenza. Ecco, anche le attività che il giocatore potrà svolgere mentre si sposta tra un dungeon e l’altro ricordano da vicino l’ultimo Zelda.

Così come in Breath of the Wild, infatti, potremo scegliere se attaccare i campi nemici, così da ottenere nuovo equipaggiamento, nuovi tesori e, soprattutto, salire di livello, oppure se ignorarli del tutto e tirare dritto, risparmiando i nostri materiali. O perché no, se saremo abbastanza in gamba potremo riuscire anche a derubarli senza lasciar traccia del nostro passaggio.

Elden Ring

Elden Ring sembra, tuttavia, rendere più articolato questo approccio. Partendo da un sistema di crafting che ci permetterà non solo di recuperare energie o buffare il nostro personaggio, ma anche di creare direttamente il nostro armamentario. Non sappiamo ancora però se anche le armi di Elden Ring saranno deteriorabili: un elemento che, se introdotto, potrebbe rappresentare una svolta in casa From.

Così come in Breath of the Wild, potremo scegliere se attaccare apertamente i nostri nemici, se avvicinarci di soppiatto seguendo il ciclo giorno/notte, oppure sfruttando l’ambiente circostante a nostro vantaggio: attaccare da una posizione soprelevata, costruire frecce, gestire i ripari, muoversi tra le ombre. Da questo punto di vista, la build che sceglieremo per il nostro personaggio influirà sicuramente sul nostro approccio, una meccanica invece assente nella saga di Zelda, maggiormente incentrata sulla stamina e sull’uso della paravela.

The legend of Elden Ring

Sono molti, dunque, gli elementi che ci permettono di paragonare Elden Ring a The legend of Zelda. Ad iniziare da uno storico di sviluppo che ha saputo, capitolo dopo capitolo, ampliare il mondo di gioco fino a concretizzarlo in un openworld moderno, passando per un approccio molto più votato all’esplorazione di quel mondo, mettendo addirittura da parte il nostro obiettivo principale per seguire una quest secondaria, salvare quel determinato NPC, scoprire quale importante tesoro si cela in quella torre abbandonata in cima a quella montagna laggiù. Il tutto – ed è bene sottolinearlo – mantenendo una struttura concentrata sulla costruzione del dungeon di turno, cuore dei titoli From, e messo temporaneamente da parte dalla saga Nintendo in favore dei sacrari.

Elden Ring

Ovviamente, Elden Ring manterrà inalterata l’anima dei Souls. Un world building cupo, una storia dark fantasy dai toni decadenti e malinconici (fondamentale sarà la mano di George R. R. Martin), una narrazione che farà del “non detto” il suo punto di forza, una difficoltà elevata e punitiva tipica della saga, un combat system diverso, con moveset sempre più complessi e magie sempre più spettacolari. Eppure, Elden Ring concretizzerà una produzione generale che ha strizzato più di un occhio a The legend of Zelda, per espandersi e ricrearsi del tutto nuova ma tanto uguale a se stessa. E chissà che, in un futuro non troppo lontano, il nuovo Breath of the Wild non potrà essere l’Elden Ring della saga.

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