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Faraday Protocol – Recensione, una pericolosa scoperta

Agosto ha segnato il debutto di Faraday Protocol su PC e console, per questo ecco la nostra recensione della nuova opera di Red Koi Box.

L’industria videoludica italiana tenta da molto tempo di trovare un vero e proprio cavallo di battaglia, e negli ultimi anni abbiamo avuto esponenti sicuramente ambiziosi come Baldo, Redout o il sempre acclamato Mario + Rabbids Kingdom Battle. Il titolo che analizzeremo quest’oggi non pare avere le stesse prospettive, dimostrandosi come qualcosa che conosce fin da subito – e soprattutto si è posto – i suoi limiti, ma caratterizzato comunque da un certo impegno. Stiamo parlando di Faraday Protocol, puzzle game in prima persona attualmente disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Switch e PC creato dai ragazzi di Red Koi Box e che tratteremo nel dettaglio in sede di recensione.

Un atterraggio programmato

La storia dell’opera comincia con l’approdo di Raug in un misterioso pianeta apparentemente abbandonato, in cui sono presenti degli interessanti edifici appartenenti a una società avanzata vissuta nel passato. Il nostro eroico protagonista decide così di esplorare il luogo, visto il suo dovere di archeologo interstellare, andando così incontro a rivelazioni che superano ogni sua immaginazione. L’incipit narrativo si ferma qui, presentando così quel pretesto che serve al giocatore per svolgere questa piccola avventura. Non bisogna aspettarsi una sceneggiatura sopraffina o personaggi particolarmente carismatici, ma abbiamo piuttosto apprezzato il colpo di scena finale che non lascia niente al caso. A parte questa conclusione estremamente azzeccata, l’inizio e lo svolgimento si dimostrano piuttosto leggeri, senza mai far tirar fuori quello “wow” di stupore in termini narrativi.


Faraday Protocol

In questa recensione abbiamo constatato che Faraday Protocol non punta moltissimo sull’elemento narrativo, quanto piuttosto sull’immersione che la prima persona e gli ambienti di gioco possono creare. La direzione artistica presente si ispira fortemente non solo alla mitologia egiziana, ma anche a moltissimi film sci-fi che hanno varcato la soglia della cultura pop mondiale, offrendo al giocatore un’estetica dalla forte personalità e facilmente riconoscibile. Il gioco riesce a lasciare felicemente impressionati visivamente in particolari momenti, attraverso anche i diversi simboli ed effetti di luce che gli sviluppatori hanno realizzato. Il tutto funziona ancora meglio quando viene sfruttato per il level design, mostrando così tutto l’ingegno che il team di sviluppo ha sfruttato per l’intero progetto.

Un percorso per vere reclute

Il cuore della produzione rimane comunque il suo semplice ma funzionale gameplay. Ispirandosi ad opere dal calibro di Portal e Q.U.B.E., il giocatore si trova di fronte a un misto tra gioco d’avventura in prima persona e un puzzle game dove l’esplorazione è la vera protagonista. Ogni test è suddiviso in una o più stanze, in cui ogni volta l’obbiettivo è quello di aprire la porta di turno in modo da far proseguire il viaggio del coraggioso archeologo. Per riuscirci, a Raug non serviranno solo le mani e l’ingegno, ma anche una speciale pistola a doppio raggio chiamata Bia Tool. Questa può essere sfruttata per unire o offrire energia a determinati meccanismi, e in base al colore delle munizioni utilizzate permette di risolvere i vari enigmi che incontreremo nel nostro cammino.

Questo porta a una struttura di gioco estremamente tranquilla e senza alcun genere di violenza al suo interno, adattandosi così alla sensibilità di qualsiasi utente. Il tutto crea così un’esperienza sicuramente piacevole dal principio fino ai titoli di coda, ma che purtroppo non sfrutta mai il massimo del suo reale potenziale. L’idea di fondo infatti non è male, ma è palese che la difficoltà sia stata tarata fin troppo verso il basso, dove basterà conoscere un minimo le meccaniche e i contenuti della stanza per arrivare senza problemi alla soluzione. Non aiutano poi una longevità che (anche per questa sua semplicità) arriva a fatica alle due ore, e una rigiocabilità praticamente assente, portata avanti solo dalla curiosità di vedere i possibili finali alternativi e la raccolta dei diversi collezionabili nascosti. Il gioco nella sua breve durata tenta di aggiornarsi in continuazione attraverso varie meccaniche, come trampolini o i circuiti in cui i simboli si scambiano, ma tende molto spesso a ripetere le sue idee senza così nascondere una ripetitività di fondo presente nell’intera esperienza.

Tuttavia risulta molto gradita l’essenzialità delle informazioni, dove invece di spiegare attraverso lunghissimi testi, il gioco riesca a farsi comprendere visivamente senza complicati o pesanti tutorial. Può sembrare un elemento banale ma, allo stesso tempo moltissimi titoli del passato hanno fallito proprio nell’approccio col videogiocatore. Allo stesso modo abbiamo apprezzato come nella seconda metà dell’avventura il ritmo sia sicuramente gestito meglio, grazie ancora ad una maggiore varietà di situazioni e al level design. La versione PlayStation 4 non presenta poi alcun problema di ottimizzazione, e durante i test per la nostra recensione di Faraday Protocol non abbiamo riscontrato bug, glitch o imput lag che possano minare l’esperienza. Conferiamo poi la presenza di una traduzione testuale in diverse lingue, compreso l’italiano, con un doppiaggio inglese sicuramente non perfetto ma che si lascia piacevolmente ascoltare.

Faraday Protocol

Un’immersione incompleta

Abbiamo già discusso di come stilisticamente il titolo presenti una direzione estremamente ispirata, ma purtroppo l’impatto grafico non riesce a essere dello stesso livello. Certi modelli, come ad esempio gli alberi, presentano modelli fin troppo datati, insieme a un estremo riutilizzo di elementi come statue e pareti all’interno dei diversi livelli. Ci troviamo quindi in una situazione di riciclo continuo, che fa perdere in parte l’impatto che il giocatore può avere all’interno delle prime stanze. La pecca più grande rimane però la colonna sonora quasi completamente assente, visto che si è preferito utilizzare maggiormente rumori ambientali. In teoria questo serve ad aumentare l’immersione offerta all’utente, eppure il risultato poteva essere di un livello più alto. In ogni caso l’opera finale rimane un buon gioco, che presenta tantissime buone idee, ma che allo stato attuale può faticare ad imprimersi in un mercato sempre più vasto come quello videoludico. Il tutto ci ha lasciati comunque con delle buone aspettative sui ragazzi di Red Koi Box, e per questo non vediamo l’ora di scoprire cosa ci aspetta da parte loro in futuro.

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Recensione
  • Faraday Protocol
    7.2Voto Finale

    L'opera creata da Red Koi Box presenta un enorme potenziale grazie a un gameplay poco originale ma divertente, una narrativa fantascientifica semplice ma interessante e un level design intuitivo per qualsiasi videogiocatore. Purtroppo presenta diverse difetti che non gli permettono di fare il passo successivo, nonostante le idee per un prodotto più coraggioso e ambizioso siano presenti. Consigliato a chi apprezza titoli dal ritmo calmo e rilassato e che cerca un'esperienza breve, ma che riesca a intrattenere.

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