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King Arthur: Knight’s Tale – Anteprima, una leggenda differente

Con King Arthur: Knight’s Tale ci troviamo davanti a qualcosa che promette parecchie possibilità, restando vicino ad alcuni stilemi basilari.

Il “Ciclo Arturiano” resta un caposaldo fondativo non soltanto della letteratura globale, ma anche di tutte quelle storie che, inevitabilmente, hanno attinto dalle vicende che gravitano intorno al leggendario re in questione e ai cavalieri della tavola rotonda. Moltissime sono infatti le rielaborazioni di questo ciclo di storie e leggende provenienti dal medioevo, storie cui abbiamo potuto assistere anche attraverso i vari linguaggi contemporanei: film, serie tv, fumetti, ed anche videogiochi. L’importanza stilistica e culturale di queste storie, quindi, ha affascinato l’essere umano per secoli e continua a farlo ancora oggi, anche se forse in maniera meno massificata. Con King Arthur: Knight’s Tale ci troviamo davanti a un titolo che vuole svilupparsi nel mondo letterario suddetto, rielaborando il tutto attraverso una chiave personale, che tenta, come anche avvenuto con altro trasposizioni, di reinterpretare degli eventi che gli appassionati conoscono bene, cercando però di giungere a lidi inesplorati. 

Sviluppato da NeocoreGames, software house che già in passato dimostrò interesse nei confronti di storie di questo tipo, King Arthur: Knight’s Tale risulta immediatamente riconoscibile, e pur rientrando nelle caratteristiche basilari di un genere preciso, si dimostra pronto a mostrare tutto il suo valore, in un’anteprima piuttosto chiara negli intenti, ma comunque limitata, almeno per ora.


La magnificenza introduttiva di King Arthur: Knight’s Tale 

Avviando la partita si viene immediatamente catapultati all’interno delle vicende narrative. Il filmato introduttivo ricorda, per certi versi, moltissimi altri videogiochi di questo genere (The Witcher 3 ad esempio…), sia dal punto di vista estetico, sia dal punto di vista della narrazione, con una serie di inquadrature che si allineano perfettamente con l’immaginario “fantasy” rappresentato. Ecco che una voce ci trascina negli eventi che hanno messo a ferro e fuoco Camelot e il mondo di gioco stesso. Una grande guerra si muove davanti ai nostri occhi, guerra caratterizzata dalla presenza di parecchie cose degne di nota, probabilmente anticipatrice di ciò che affronteremo anche nel titolo completo. Tutto parla di Mordred, il leggendario antagonista di Artù. Le sue gesta sanguinarie segnano ogni scena fino allo scontro finale con il re in cui, almeno apparentemente, entrambi perdono la vita. 

King Arthur: Knight’s Tale

É proprio la morte ad aprire il gameplay di King Arthur: Knight’s Tale, a dare il via alla campagna che nel menù principale noi stessi abbiamo nominato. Dall’oltretomba vediamo Mordred risorgere comprendendo che è lui il vero protagonista di questa storia e che dovremo vestire i suoi panni. Lui ha un compito da portare a termine, un compito che si preciserà passo passo nell’avventura. La scelta di centralizzare tutto intorno a questo personaggio, in realtà, è abbastanza affascinante, soprattutto in relazione alle varie possibilità, anche sociali, che si apriranno davanti a noi da poco più avanti. Mordred è un personaggio unanimemente riconosciuto come negativo e la sua scrittura si pone, fin dall’inizio, come un qualcosa che sarà curioso esplorare fino in fondo.

Muoversi con cinismo in King Arthur: Knight’s Tale 

Con questo videogioco ci troviamo davanti a una fusione chiara fra due generi che riescono tranquillamente ad ibridarsi senza ostacolarsi troppo a vicenda. Si tratta di uno strategico a turni, misto ad un gdr e questa cosa la si può intuire immediatamente, partendo proprio dalla telecamera che, in seguito alla cut introduttiva, diventa subito isometrica delineando le geometrie di genere sul terreno in cui si cammina. Per muoversi nel gioco ed interagire con quanto si ha intorno il mouse resta quindi centrale. Parlando del battle system, questo si districa in scontri disegnati dalla turnistica sia del giocatore che dei vari avversari lungo il cammino. L’hud di King Arthur: Knight’s Tale è piuttosto semplice, basilare nonché classico, disegnato dalla mappa a vista, e dagli elementi identificativi del personaggio che si sta utilizzando (in seguito alle successive alleanze questi dati si amplieranno), quindi i punti vita e i punti attacco.

Durante uno scontro vedremo apparire un menù apposito pronto ad indicarci le varie abilità disponibili, i danni e le statistiche generali, nostre e dei nemici che si stanno affrontando. Resta importante, dunque, non soltanto l’approccio statistico ma anche quello strategico, soprattutto nella scelta delle varie caselle in cui posizionare i personaggi, sul tabellone di gioco, attraverso i vari turni. Il posizionamento potrebbe, in determinate circostanze, portare a vantaggi considerevoli nella nostra offensiva (anche se, almeno per adesso, con questa anteprima non abbiamo potuto sfruttare al cento per cento ciò che i campi di battaglia avevano da offrire) Oltre ai classici stilemi del genere di appartenenza, in King Arthur: Knight’s Tale vi è la possibilità di esplorare le varie aree circostanti, ottenendone magari dei premi, e quella di interagire con gli abitanti del modo di gioco, che qui risultano immediatamente familiari proprio per via della loro identità “arturiana”. Le interazioni, poi, oltre che ad ampliare la consapevolezza narrativa generale, offriranno anche dialoghi a scelta multipla in cui il giocatore stesso avrà potere, delineando anche un certo tipo di morale.

King Arthur: Knight’s Tale

Al termine di ogni sequenza di gameplay vi sarà un resoconto generale di quanto attuato e raccolto nel dungeon in questione, con una schermata esplicativa sia dei punti esperienza ottenuti, sia degli oggetti vari, delle monete, con la possibilità di gestire per il meglio il vostro party nel dettaglio, costruendo i vari set e potenziando tutti i membri. Qui sfocia anche l’altra anima del titolo che vuole porre il giocatore nella posizione di gestire Camelot, ridisegnandola come roccaforte di appartenenza da cui partire accentando le varie missioni che si renderanno disponibili nel corso del gioco.

La veste classica di un medioevo idealizzato 

Dal punto di vista estetico/grafico King Arthur: Knight’s Tale non osa moltissimo, almeno nelle parti da noi provate. Tutto rientra nei simbolismi classici di un medioevo che rievoca i modelli dei fantasy più conosciuti, con una riconoscibilità che risulta palese senza troppe spiegazioni. Gli antri bui, l’inglese dei protagonisti, gli sprite di monete, armi, abilità, rune ed oggetti, il lessico descrittivo adottato, l’utilizzo delle luci e la caratterizzazione visiva dei luoghi, possono far piacere se si è amanti di questo genere, sperando in un maggior sperimentalismo successivo. L’attinenza classica, comunque, non è sempre un male, se incardinata in una storia che sa dosare gli elementi evocativi e quelli esplorativo-sperimentali. Le sensazioni generali diventano sempre più tangibili anche attraverso il sound design e il comparto sonoro, abbastanza tipizzante.

In conclusione questo King Arthur: Knight’s Tale per ora sembra promettere parecchio, sia dal punto di vista delle possibilità offerte al giocatore, sia dal punto di vista delle scelte narrative attuate fino ad ora. Ci sarà ancora molto da vedere e da comprendere nei confronti di questo titolo che, speriamo, non rimanga troppo ancorato alle possibilità passate da cui si origina, sfruttando una creatività che, almeno fino a adesso, ha catturato la nostra attenzione, trasponendo qualcosa che ha sicuramente ancora molto da dire e raccontare.

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