#RomaFF13 - 7 Sconosciuti al El Royale: Pastisse Neo-Noir

#RomaFF13 – 7 Sconosciuti al El Royale: Pastisse Neo-Noir

Anni ’60. Un uomo misterioso (Nick Offerman) seppellisce una borsa piena di soldi sotto le assi del pavimento di una camera del El Royal,...

Anni ’60. Un uomo misterioso (Nick Offerman) seppellisce una borsa piena di soldi sotto le assi del pavimento di una camera del El Royal, un motel extra-kitsch costruito esattamente sul confine tra California e Nevada, solo per essere ucciso subito dopo.

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Dieci anni dopo, il prete cattolico Daniel Flynn (Jeff Bridges), la cantante Darlene (Cynthia Erivo), il venditore porta a porta Laramie (Jon Hamm) e la hippie Emily (Dakota Johnson) giungono al El Royale, dove vengono accolti dal timido e nevrotico Miles (Lewis Pullman), unico dipendente dell’hotel.
Ma tutti gli ospiti nascondono più di un segreto, così come l’albergo a metà tra stile rustico e glamour. Chi sono in realtà? Cosa sono venuti a fare e perché?

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Il film di apertura della Festa del Cinema di Roma, 7 Sconosciuti al El Royale è un neo-noir con elementi di generi differenti sparsi per tutto il film: un po’ spy-movie, un po’ crime-drama, un po’musical, un po’ action-movie e altro. Il regista Drew Goddar ama fare commistione, giocare coi luoghi comuni e gli elementi che li contraddistinguono, basta pensare al ricettacolo di props del cinema horror messo assieme nel fantastico Quella Casa nel Bosco (2012) o la svolta sci-fi del found-footage in Cloverfield (2008). Ci sono tanti (troppi) rimandi ad autori del cinema in 7 Sconosciuti: il romanticismo gangster di Arthur Penn, la struttura narrativa alla Agatha Christie (in particolare Dieci Piccoli Indiani, nda), lo spy-movie tra Sidney Lumet e Coppola, la violenza pulp del cinema di Tarantino (4 Rooms, tanto per sceglierne uno), la corruzione politica di Costa-Gavras e il pensiero post-moderno sugli strumenti del cinema tra Carax e Assayas.

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E’ un po’ tanto da digerire, ma il risultato è particolarmente piacevole, grazie e soprattutto a un cast pregiato di vecchie glorie e nuove star, capitanate da un mostro sacro come Jeff Bridges, sempre particolarmente generoso a prescindere dai progetti che lo richiedono. 7 Sconosciuti è sorprendentemente pulito nell’esecuzione, a tratti forse troppo innamorato della sua pretesa di far coesistere così tanti generi in un unico film, di cui il primo sintomo è una lunghezza eccessiva per un lungometraggio ragionato per lo più per un pubblico popolare.

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Recensione
  • #RomaFF13 - 7 Sconosciuti al El Royale
    8Voto Finale

    7 Sconosciuti a El Royale è un film a tornasole che include generi e personaggi con cuore, carisma e una buona dose di fegato di rischiare, con risultati quasi esclusivamente positivi.

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