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Unavowed – Recensione della nuova avventura di Wadjet Eye Games

Solo due anni fa Wadjet Eye Games stupiva l’intero mondo videoludico con Shardlight, titolo ambientato in una distopica e malata società,...


Solo due anni fa Wadjet Eye Games stupiva l’intero mondo videoludico con Shardlight, titolo ambientato in una distopica e malata società, riscuotendo, anche grazie a un metodo narrativo impeccabile, un successo incredibile tra critica e pubblico. Proponendo una pixel art ancora più curata, lo studio con sede a New York ha voluto tirare ancora più su l’asticella del “possibile”, regalando agli amanti delle avventure grafiche Unavowed, che per quanto mantenga standard le sue meccaniche punta e clicca, si rivela innovativo in maniera incisiva, specie per un genere dal quale pensavamo di aver già visto tutto.

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L’uomo, la donna, il demone

“Era una notte buia e tempestosa”. Chi non ha mai sentito questo incipit nelle storielle che ci si raccontava da bambini? Questo cliché rispecchia solo in parte il corso degli eventi in Unavowed, perché la pioggia che inzuppa New York sarà presente per tutta la durata del gioco (luoghi chiusi a parte) e non per una sola notte. La nostra storia comincia sul terrazzo di un piccolo edificio della città americana, dove il nostro avatar è alle prese con due strani individui che ci stanno… esorcizzando. Rispondendo alle domande di Eli, il mago di fuoco, sceglieremo se il nostro personaggio sarà uomo o donna, ma soprattutto arriveremo addirittura a crearne (e a viverne) il background! Esatto: quante volte in un’avventura grafica vi siete trovati a poter scegliere il sesso e la storia del vostro personaggio? E quante variabili sono state pensate da Wadjet Eye Games per questa prefazione e addirittura per il proseguire della storia? La parola chiave è proprio questa: variabile. Dal momento della nostra prima scelta in poi, si dipaneranno bivi su bivi, e le nostre decisioni in situazioni davvero ostiche avranno conseguenze drastiche col procedere della storia, specialmente nei capitoli conclusivi.

Unavowed

Una volta scelto il personaggio e il nostro background, verremo a scoprire chi sono le due figure che ci hanno esorcizzato: questi fanno parte di un’organizzazione segreta chiamata “Unavowed”, costretta a vivere nel più completo anonimato, e col compito di proteggere il mondo da ciò che viene semplificato in “soprannaturale”. I due, hanno infatti indagato per molto tempo su di noi, perché impossessati da un demone.

Sotto il suo controllo, molti sono i crimini efferati che sono stati compiuti, e di conseguenza non c’è più la possibilità di tornare alla vita normale a causa della polizia. Grazie a una sorta di “velo” e alla ritrovata umanità, il nostro avatar (del quale avremo scelto il nome noi stessi) entrerà a far parte dell’organizzazione, e a indagare su tutto ciò che il demone – ancora a “piede” libero – ha tramato e messo in atto durante la sua permanenza. Sempre grazie a tale velo, le persone che non sono state toccate dallo stesso, vedranno nel nostro viso una persona completamente diversa da quella sui manifesti da ricercato.

Se non puoi batterci, unisciti a noi

La seconda grande particolarità che caratterizza il titolo newyorkese è che man mano che risolveremo dei “casi”, alcune persone con cui avremo a che fare si uniranno alla nostra causa, diventando a tutti gli effetti dei compagni di squadra. Prima di ogni scenario starà infatti a noi scegliere i due dell’organizzazione che ci seguiranno, anche in base alle loro abilità, diverse per ognuno. Questo ci fa tornare di nuovo sul discorso delle variabili: gli scenari sono creati in modo che qualunque sia la combinazione di personaggi che sceglieremo, ci sarà un modo per portare a termine il nostro scopo; chiaramente non ce n’è uno più semplice degli altri, e qualunque sia la nostra scelta dovremo ben spremerci le meningi per portare a termine il capitolo. Anche il nostro avatar possiederà delle abilità particolari, ma sono legate ai dialoghi, nei quali sfrutteremo cose come la loquacità di un barista, o la cinicità e la conoscenza della legge di uno sbirro. Tutto questo fa in modo che, senza intaccare il filone narrativo generale ben radicato su un corso preciso degli eventi, i personaggi della storia e lo sfruttamento di essi saranno nelle nostre mani. Il titolo presenta una longevità media, ma anche un’altissimo tasso di rigiocabilità, conferito non solo dall’incredibile quantità di variabili donata dalla scelta del personaggio, ma anche dall’immancabile finale multiplo, dove anch’esso sarà determinato dalle importantissime scelte morali – e non – del vostro avatar. La difficoltà del gioco infatti non risiede solo negli enigmi (anche questi non eccessivamente complicati, ma che richiedono comunque attenzione e logica), ma soprattutto nel riuscire a leggere le situazioni per sfruttarle nel miglior modo possibile.

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La storia nella storia

Dopo la fine di ogni missione, sarò possibile per noi fare delle belle chiacchierate con i nostri compagni. Tutto ciò conferisce una profondità ancor maggiore ad Unavowed, dove i personaggi riescono a rivelarsi ben più di un’ammasso di pixel, ma persone che ci sembrerà di conoscere sul serio, e alle quali voler bene. Prendetevi tempo dunque per scambiare delle parole con loro, e non fatevi assalire dalla curiosità nel proseguire l’affascinante trama principale. Altro punto a loro favore, che vi legherà a loro indissolubilmente, è il loro incredibile doppiaggio, che possiamo definire perfetto per ognuno di essi, sposandosi con tanto di anello alle vivide espressioni facciali ricreate in pixel sulle sagome durante i dialoghi. Vi starà a cuore la loro incolumità? Credo proprio di si. Proprio parlando di pixel, l’arte fa da padrona e amica nel gioco, dove anche i meno avvezzi allo stile retro’ che questa può riportare alla mente. I fondali hanno una bellezza magnetica, che sfruttano a pieno i cupi colori notturni della città che non dorme mai, mentre le luci, i neon e la persistente pioggia rilasciano il giusto alone di tristezza e malinconia che accompagna quelle strade. L’amore degli sviluppatori per la propria città è palpabile, avendola ritratta in questa realtà alternativa con tutti i suoi pro e i suoi contro.

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Il nuovo nel vecchio

Arriviamo quindi al gameplay, ultimo non per importanza. I ragazzi di Wadjet Eye Games hanno sfruttato molti interessanti escamotage, che sommati hanno dato una struttura solida al gioco nonostante l’altissimo rischio di dimenticarsi qualcosa a causa delle variabili. Come già detto, questo purtroppo si ripercuote anche in una complessità degli enigmi non molto elevata, che lo rende sì più fruibile ai giocatori meno avvezzi al genere, ma che fa calare drasticamente il livello di sfida per coloro che invece ne sono appassionati. La gestione dell’inventario è semplice e quanto mai intuitiva, dove anche i nostri compagni presenziano per poter essere sfruttati con le loro abilità. Sul piano tecnico non ci sono magagne da segnalare, senza neanche problemi legati al puntamento. Di sicuro, un lavoro ben svolto. L’unica nota che potrebbe stonare ai giocatori, è la mancata localizzazione per la nostra lingua, dato anche l’utilizzo di alcuni vocaboli non troppo comuni.

Potete trovare tutta la copertura E3 2021 sul canale Twitch ufficiale di Cyber Mill.

Troverete tutte le news su GameLegends.it e Monkeybit.it

Recensione
  • Unavowed
    9.2Voto Finale

    Soprassedendo alla difficoltà non dedicata ai giocatori d'élite del genere e a una longevità leggermente discutibile che ne consegue su una singola run, possiamo dire felicemente che Unavowed ha in parte riscritto il genere di avventura grafica che conosciamo o conoscevamo. L'incredibile profondità della trama e dei personaggi, unita all'estrema quantità di variabili e alla parziale personalizzazione della nostra storia nelle battute iniziali, lo rendono inoltre un lavoro carismatico e apprezzabilissimo. Ottimo anche il lavoro svolto sul piano artistico, con un ritratto distopico ma romanzato di una New York che non è mai stata così piovosa. Wadjet Eye Games si conferma ancora una volta uno studio talentuoso, che non ci sorprenderemmo di vedere prima o poi affiancato a grandi nomi.

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